Si sente parlare di mobilità sostenibile, di agricoltura sostenibile, ma di abbigliamento sportivo sostenibile hai mai sentito parlare? Personalmente no, fino a poco tempo fa…

L’altro giorno ero in un negozio di materiale sportivo. Stavo cercando una giacca a vento per sostituire la mia, ormai vecchia e malandata. La stagione per tirare fuori dalla cantina lo snowboard è alle porte!

Le marche disponibili erano davvero tante e con esse le differenze di prezzo erano le più diverse. Controllai dove era stata prodotta una giacca a vento che costava 69 euro. Bangladesh. Niente di nuovo sotto il sole, oggi giorno si sa che le imprese, per ridurre i costi di produzione, fabbricano i loro prodotti in paesi dove il costo del lavoro è bassissimo. Tanto basso da sconfinare, più spesso di quello che pensiamo, nella schiavitù. 

C’è differenza tra una semplice maglietta o un paio di pantaloni e una giacca a vento. Anche senza essere esperti è facile presupporre che una giacca a vento richieda una lavorazione particolare per garantirne l’impermeabilizzazione, la protezione dal vento e la robustezza. A ciò si aggiungono i colori sgargianti che spesso vengono impiegati in questi prodotti.

Dato che ora, grazie a questa pagina web, sono in modalità “sport e sostenibilità” ho cominciato a farmi domande come:

  • Quali materiali compongono le giacche a vento?
  • Da punto di vista ambientale che impatto ha l’uso e la dispersione di questi materiali?
  • Sono impiegate sostanze in qualche modo dannose per la salute delle persone? 
  • È possibile sapere quali marche rispettano determinati requisiti di sostenibilità ambientale e garantiscono condizioni di lavoro degne ai lavoratori?

 

Tornato a casa ho fatto alcune ricerche e ho scoperto che uno dei temi più caldi e dibattuti del settore è l’impiego di  PFC per l’impermeabilizzazione dei loro articoli sportivi.

 

Rispetto per l’ambiente

I PFC (perfluorocarburi) ottenuti da sintesi sono composti chimici che non esistono in natura, caratterizzati da un alto effetto serra e da un’estremamente lenta degradazione. Questo fa sì che, rimanendo in natura, entrino nel ciclo biologico della stessa. Ne sono state trovate tracce oltre che nell’ambiente stesso, anche in animali e addirittura in sangue umano

Su questo tema, il 25 gennaio 2016, Greenpeace ha pubblicato un report (clicca qui per leggere il report completo) che denuncia l’impiego di queste sostanza da parte di diverse marche. Alcune di queste marche vorrebbero proporsi come sostenibili, tuttavua continuano a utilizzare questi materiali nella produzione di giacche, scarpe, zaini, pantaloni, sacchi a pelo, corde e guanti.

I PFC sono stati dichiarati dannosi dalla “Dichiarazione di Madrid sull’Ambiente e la Sicurezza“.

 

Due to their high persistence, global distribution, bioaccumulation potential and toxicity, some PFASs have been listed under the Stockholm Convention as persistent organic pollutants (POPs)

“A causa della loro alta persistenza, della distribuzione globale, del potenziale di bioaccumulo e tossicità, alcuni PFAS (Fluoroalcani) sono stati classificati nella Convenzione di Stoccolma come inquinanti organici persistenti (POPs).”

 

 

Grazie al prezioso lavoro di associazioni come Greenpeace possiamo conoscere quali marche producono abbigliamento sportivo sostenibile per l’ambiente e quindi anche per noi stessi. 

 

Rispetto per i lavoratori

A questo punto ho fatto un’altra ricerca per vedere se esiste una associazione che invece monitori le condizioni di lavoro adottate dalle aziende nelle proprie fabbriche o presso i fornitori. Se quindi ci fosse una sorta di marchio Fair Trade (commercio equo e solidale) per l’abbigliamento. Ho scoperto la Fair Wear Foundation!

 

Abbigliamento sportivo sostenibile

                       Logo Fair Wear Foundation

 

La Fair Wear Foundation è “un’organizzazione indipendente, non-profit che lavora con le imprese e le fabbriche per migliorare le condizioni lavorative nel settore degli indumenti“.

I marchi che aderiscono a questa iniziativa sono più di cento, appartenenti a 7 paesi europei.

I marchi che aderiscono alla Fair Wear Foundation devono migliorare le condizioni di lavoro nella catena di produzione e distribuzione, soprattutto per quanto riguarda la fase di cucitura, che è la fase dove c’è il più alto impiego di forza lavoro. Gli standard che voglio essere garantiti sono:

 

  1. Il lavoro deve essere scelto liberamente
  2. Non ci devono essere discriminazioni
  3. È proibito il lavoro minorile
  4. Ci deve essere libertà di associazione in sindacati
  5. È garantito il pagamento di un salario minimo che assicura una vita degna
  6. Un orario di lavoro ragionevole
  7. Condizioni di lavoro che garantiscano sicurezza e salute
  8. Contratti di lavoro che rispettino le normative vigenti

 

 

Qui puoi vedere tutti i marchi che aderiscono alla Fair Wear Foundation. Ora che ci siamo fatti un’idea di quali marchi garantiscono condizioni di lavoro degne o che non utilizzano sostanze nocive nei loro prodotti, quando a andremo a comprare, potremo fare più attenzione a ciò che scegliamo. Non tenendo in conto il solo prezzo.

 

Cosa compro?

Va bene la teoria è chiara, ma dopo tante tabelle e liste di marchi ti starai sicuramente chiedendo quali marchi soddisfano i requisiti di sostenibilità sopra spiegati.

Per rispondere a questa domanda ho deciso di iniziare una serie di rubriche dedicate alla scelta di abbigliamento sportivo sostenibile e attrezzatura sportiva sostenibile.

La mia prima rubrica riguarda la scelta dello zaino:

 

Che ne pensi?

Eri a conoscenza di queste problematiche? Ne conosci altre? Sapresti consigliare una marca di abbigliamento sportivo che sia sostenibile? Raccontalo nei commenti!

 

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3 commenti

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